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Papavero selvatico

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È il nome di una pianta erbacea annuale (Papaver rhoeas L. =  sinonimo Papaver erraticum  J.Bauh.), appartenente alla famiglia delle Papaveraceae, dai raccoglitori di erbe selvatiche conosciuta con il nome di rosolaccio, ma più famosa per il fatto che in primavera-estate produce caratteristici fiori vistosi di colore rosso-vivo, che colorano intere distese di prati coltivati a grano o a cereali in genere. La dea romana delle messi, Cerere, era infatti rappresentata con in mano un mazzo di papaveri. Si può trovare facilmente anche negli orti, tra i ruderi, lungo le strade di campagna, dal piano fino ad una altitudine di 1600 metri. È originaria dell’Asia e delle regioni mediterranee orientali; in Italia è presente in tutto il territorio. Il nome del papavero, secondo la fantasiosa etimologia di alcuni autori, deriverebbe dal celtico papa, cioè “pappa”, in riferimento al fatto che nella pappa dei bambini veniva inserito il succo di questa pianta per farli stare calmi.

Botanica Pianta erbacea annuale con radice bianca a fittone e sovrastante rosetta basale di foglie da cui partono i fusti eretti, ramificati e setolosi, alti fino a 80 cm e ricoperti di peli lunghi e patenti (rivolti ad angolo retto rispetto al fusto). Dalle ferite del fusto e delle altre parti tagliate della pianta fuoriesce il tipico latice bianco di odore sgradevole. Le foglie sono dotate di peli setosi e morbidi, quelle basali a rosetta sono pennatopartite con i segmenti lanceolati o ellittici e margine dentato, con apice acuto e base lungamente picciolata, le foglie cauline sono più semplici e sessili. All’apice di lunghi peduncoli che si sviluppano alla sommità del fusto e all’ascella delle foglie, sbocciano i fiori solitari, larghi 5-7 cm, con i boccioli penduli prima della fioritura. Il calice è composto da due sepali caduchi, la corolla ha 4 petali tondeggianti, anch’essi molto effimeri (durano un giorno o poco più) di colore rosso vivo, spesso macchiati alla base con qualche puntino nero. Numerosi stami di colore nerastro. Il frutto è una capsula globosa dotata superiormente di un disco ondulato che si apre con numerosi fori alla maturità dei semi nerastri.

Curiosità Sembra che il termine “alti papaveri”, che si usa per indicare personaggi importanti della pubblica amministrazione, derivi da un episodio del quale fu protagonista Tarquinio il Superbo, uno dei re di Roma proveniente dall’Etruria. Questi, per indicare al figlio Sesto il modo più idoneo per conquistare una città, che secondo lui era quello di uccidere gli uomini che rappresentavano le più alte cariche, con la spada recise con un solo colpo i fiori dei papaveri più alti, presenti nel campo che si trovava vicino al luogo dove conversavano. Lo schiocco del petalo del fiore, posto sul pugno della mano e colpito con il palmo dell’altra mano era, nella tradizione popolare, una prova della fedeltà e dell’amore ricambiato. Con questi fiori si può ottenere anche una tintura rossa dovuta agli antociani presenti nei petali, che veniva anche utilizzata dalle donne per truccare labbra e guance.

Gastronomia Le piante giovani e tenere, dal sapore gradevole e dolciastro, vanno raccolte all’inizio della primavera, quando si trovano allo stadio di rosetta basale, per essere consumate anche crude nella famosa “misticanza laziale”, però in questo stadio non sono tanto facili da riconoscere. Se raccolte più tardivamente vanno cotte in miscuglio con altre erbe per preparare torte salate oppure cucinate come gli spinaci, per cui vengono utilizzate ripassate in padella con aglio, olio e peperoncino, per farne gradevoli frittate o una buona minestra di erbe varie, ma anche per aggiungerle nel risotto e nei ripieni dei ravioli. Tra questi ricordiamo i cascioni romagnoli. In Garfagnana il rosolaccio si usa per la preparazione della minestrella, mentre in Liguria lo troviamo nel gattafin e nel preboggion, in Friuli infine nel pistic. L’olio di semi di papavero, piuttosto difficile da reperire in commercio, viene anch’esso usato a scopo alimentare.

 

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